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Quelli che l’università della strada e poi sono analfabeti 

Perché è facile splendere in mezzo alla mediocrità

Mi ricordo che mia mamma a tre anni mi mandò all'asilo statale, quello vicino casa. Io che, appena fatti i tre mesi di vita stavo nel tabaccaio con la nonna a vendere le sigarette, dovetti lasciare a malincuore la mia attività preferita. Lo ricordo ancora, il primo giorno di asilo. I bambini non parlavano, dicevano bau bau invece di cane. Io non capivo perché parlassero cosi, io che spaccavo le MS e sapevo tutte le sigarette di tutti i clienti del tabaccaio. Catapultata, dalla società della scuola dell'obbligo, in un limbo di bimbi semi muti e striscianti creature sotto i tavoli. Tornata a casa, radunai la famiglia in un debriefing, "io là in mezzo non ci torno più, sono scemi. Ho un'attività da portare avanti e se mi mandate di nuovo me ne vado di casa!"

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Quando vedi la gente scema, ma per fortuna non sei la sola

Sin dalla tenera età sono stata destinata ad avere a che fare con gente mediocre, piccole persone limitate.  Ho avuto la fortuna di incontrare pochi amici intellettualmente elevati che condividono con me questa amara sorte. In un Disneyano "sono circondato da idioti", mi è capitato di convidere il mio cammino con gente da ogni strato sociale. Che va dalla sfravecatura dei bassifondi alle spastichine/minchioni della Napoli chiattilla. 

Se Darwin fosse vivo andrebbe a fare l'eremita nel deserto dei tartari

Come da piccola mi sentivo esclusa, perché non parlavo la loro lingua, oggi mi sento allo stesso modo perché sono una massa di ignoranti. Cioè parliamo di gente che non ha mai letto un libro. Ma dove siete cresciuti nella giungla con Mowgli? L'evoluzione si è fermata a Eboli? Gente che, per puro caso, vuoi il padre, vuoi l'amico, vuoi perché hanno l'inginocchiatoio comodo, ha anche un lavoro più o meno decente. Ruoli che ricoprono senza laurea, ovvio, sei fortunata se hanno il diploma superiore. Gente che  ti guarda e rosica di invidia. Mangiati dall'insicurezza, sanno che stai lì perché hai un titolo, loro hanno solo il culo, la bottarella, la sveltina con il capo. Ma loro hanno qualcosa che tu non hai, qualcosa di importantissimo. Cioè roba che tutti vorrebbero ma solo loro sono bucchinari abbastanza da averla, l'università della strada.

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Vi meritate lo stesso trattamento del Duca nell'Oro di Napoli.

Ogni volta che sento questa stronzata dell'università della strada penso a lui, Don Ersilio Miccio e al suo pernacchio. E ce ne vorrebbe uno fatto di petto e di testa ogni volta che questi microcefali aprono la bocca. Ti guardano e ti denigrano pensando che loro, sono quelli con l'esperienza, quelli con la cazzimma. Che poi l'avete imparata tra le cucine di un pub di provincia o alle casse della salumeria sotto casa. Questa poi sarebbe la loro grande esperienza, tutti grandi uomini e donne di mondo. Quattro morti di fame che, a botta di marchette, hanno avuto il posto fisso da Socialmente Inutile o da soldatino di piombo. Si vogliono pure mettere a paragone. 

L'Università è una, sacra, pubblica e italiana

L'Università della strada, mi fate morire. Siete degli insicuri di merda, e lo sapete e vi sentite inferiori a noi giovani laureati. Che poi voglio dire una cosa, qua se c'è qualcuno che può parlare male dell'università siamo noi. Noi, i laureati pendolari. Quelli che mentre voi stavate a chiavare dietro ai pedalò a Miseno, noi facevamo via Marina-San Domenico in 7 minuti cronometrati. Le corse a più 40 gradi con lo zaino infuocato di calore, il dizionario monolingua e il quadricipite che Vegeta non sei nessuno.

Quando voi stavate a Toiano a prendere il fumo, noi stavamo in fila in aula magna per prendere il posto a procedura civile. Scarti umani, quando vi preparavate i festini in spiaggia, noi mettevamo a fare tre o quattro moka per la nottata finale pre-scritto di giapponese II. Quando voi facevate gli spacconi perché "i soldi li spendiamo tutti in alcool e droga", noi si lavorava nei locali di notte per apparare la maxi rata di ottobre. Voi che 300 euro erano la caparra per la Grecia, per noi era IL DIZIONARIO ELETTRONICO DELLA CASIO.- " oh ma hai preso la scheda di giapponese classico per filologia?" " No cazzo, non c'era mo devo spendere altri 70 euro!"

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Fatela l'università e poi potete aprire bocca 

Solo noi ci possiamo permettere il lusso di sparlare dei laureati. Perché c'eravamo noi a fare avanti e indietro con la Cumana, le ascelle pezzate,  in mezzo ai giappominkia leggi manga. Ero io che seguivo con i barboni, gli eroinomani, i cani e i punkabestia. Eravamo noi quelli che l'Orientale faceva i calendari dei corsi come si scelgono le lettere per "nomi cose e città". Io e  noialtri che ci mettevamo e studiavamo milleottocento pagine fotocopiate di critica alla letteratura inglese che ti scendevano le palle a terra.

Fate un favore all'umanità, autocensuratevi 

Voi non potete nemmeno permettervi di pensare di poter aprire la bocca per paragonarvi alla guardia del III piano di Palazzo Giusso. Perché al massimo arrivate al "mediocre alla licenza media alla Paolo di Tarso"- che è la mia scuola tra l'altro. Fatela l'università, e poi ne riparliamo. Iscrivetevi, date tutti gli esami, i tirocini e la tesi e poi potete aprire bocca. Il problema è che non ci riuscirete, perché siete mononeuroni e allora sparate stronzate a cazzo sui laureati. Non avete ambizioni, vi accontentate del misero posto fisso. Per voi non esiste il concetto di mi faccio il culo perché ambisco ad altro. Allora rompete le palle con la scusa dell'Università che è inutile. 

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Ammettete che avete fatto i fancazzisti e che siete semianalfabeti, ma per cortesia non parlate del titolo di studio. No perché quando lo fate mi viene voglia di sciogliermi l'ombelico rovistarmi le budella e farci un nodo Savoia. Ecco di cosa mi viene voglia ti trapanarvi il cranio e sputarci dentro, almeno avrà un po' di contenuti.
 

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